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Amministrazione Immobili Condomini

mercoledì 20 maggio 2026

Ma Come è Possibile?

 




In questi giorni i lavori a Chianciano Terme fanno discutere, quelli della ex Fiat sembrano ripartiti, le problematiche che hanno portato all'ultima interruzione sembra siano legate alla necessità di riprogettare ed utilizzare dei piloni più resistenti, i lavori di viale Roma che procedono con pochi operai e partiti con l'apertura della stagione, sembra quasi fatto apposta per danneggiare le attività economiche.
Ma la cosa assurda è che alcuni camion stanno scaricando delle macerie, sembrerebbe quelle dei lavori di viale Roma nel PARCHEGGIO DEI FUCOLI, trasformandoli in una discarica, ma come è possibile in un paese che ancora, ma sempre meno, si definisce turistico? Il Comune, proprietario dei Fucoli, come può permettere tutto ciò?


Saluti,



Valtubo






mercoledì 13 maggio 2026

Un Articolo da Segnalare!





Ho deciso di postare questo articolo uscito su Sienapost l'11 maggio che fa un'interessante analisi di Chianciano Terme su  un argomento che volevo affrontare, unica nota, il dato sul numero di stranieri presente nell'articolo, il 19,6% ad oggi, ultima rilevazione Istat, ha superato il 21% .

Chianciano Terme: tra stabilità demografica e fragilità dello sviluppo locale

Tra attrazione residenziale, turismo termale in crisi e nuove dinamiche migratorie, il caso di Chianciano Terme evidenzia i limiti di una crescita senza progetto economico strutturale

Chianciano Terme, comune situato nel settore sud-orientale della provincia di Siena, è generalmente associata alle sue acque termali e al paesaggio collinare della Valdichiana. Osservando la sua evoluzione demografica nel corso del Novecento e nei primi decenni del XXI secolo, emerge una dinamica atipica rispetto al contesto rurale circostante: una crescita significativa e relativamente stabile, avvenuta in assenza di un processo di industrializzazione.
Nel 1901 Chianciano contava 2.886 abitanti. Nel corso del secolo la popolazione è cresciuta progressivamente, superando e mantenendo per diversi decenni la soglia dei 7.000 residenti. Anche negli anni più recenti, tra il 2018 e il 2023, il numero complessivo degli abitanti si è mantenuto sostanzialmente stabile, con oscillazioni minime.
Questa traiettoria risulta singolare se confrontata con quella di molti comuni agricoli della Toscana interna, che nel medesimo periodo hanno conosciuto spopolamento o stagnazione demografica. A Chianciano Terme, infatti, la crescita non è stata trainata da un aumento delle nascite, ma da un apporto migratorio continuo, che ha compensato nel tempo un saldo naturale debole o negativo.
Nel secondo dopoguerra, in particolare tra gli anni Cinquanta e Ottanta, Chianciano Terme ha costruito la propria capacità di attrazione sulla specializzazione nei servizi legati alle attività termali e al turismo sanitario. Questo settore ha generato occupazione più stabile rispetto all’agricoltura, pur rimanendo in larga parte stagionale, e ha richiesto manodopera che il territorio non era sempre in grado di fornire internamente.
In questa fase, l’afflusso di popolazione è stato prevalentemente interno: persone provenienti dalle campagne circostanti o da altre aree del centro Italia si sono trasferite a Chianciano Terme per motivi di lavoro, talvolta anche avviando piccole attività legate all’ospitalità e ai servizi. Si è trattato di una migrazione graduale e diffusa nel tempo, non di flussi di massa, ma sufficiente a modificare in modo strutturale il profilo demografico del comune.
Accanto a questi flussi, si è registrato anche un consistente afflusso di popolazione proveniente da alcune aree dell’Italia meridionale. Un movimento, in larga parte legato al settore alberghiero, ai servizi e all’acquisizione di strutture ricettive, ha contribuito al mantenimento dell’equilibrio demografico e all’espansione del patrimonio edilizio turistico.
Nel tempo, si è affermata una lettura critica di questa fase. Al di là di giudizi e interpretazioni non sempre verificabili, è emersa la percezione di un utilizzo del mercato immobiliare e alberghiero non pienamente coerente con uno sviluppo economico duraturo, orientato più alla concentrazione patrimoniale che alla produzione stabile di reddito e occupazione.
Ciò che appare oggi osservabile è l’eredità materiale di quella stagione: un numero rilevante di strutture alberghiere dismesse, sottoutilizzate o in stato di abbandono, che testimoniano una crescita quantitativa non accompagnata da un adeguato consolidamento qualitativo. Questa dinamica ha inciso sul funzionamento del mercato locale, contribuendo a indebolirne la capacità di adattamento e rendendo più complessi i successivi tentativi di riequilibrio.
Il ridimensionamento del comparto termale e la crisi del turismo sanitario tradizionale hanno ridotto la capacità del sistema economico locale di generare lavoro stabile e nuove opportunità imprenditoriali.
Eppure, la popolazione complessiva non è crollata. Nonostante i trasferimenti di famiglie in uscita avvenuti verso i comuni vicini che hanno offerto soluzioni abitative prossime a Chianciano Terme.
-Al flusso migratorio “scelto” del passato si sostituisce, almeno in parte, una migrazione di natura diversa. Al 2023 circa il 19,6% dei residenti è di cittadinanza straniera, una quota elevata per un comune di dimensioni medio-piccole dell’Italia centrale.
Questo dato non indica automaticamente una rinnovata attrattività economica. Una parte consistente dei nuovi residenti non arriva a Chianciano Terme per un progetto di lavoro o di insediamento scelto, ma per effetto di dinamiche esterne: costo contenuto degli alloggi, mancanza di alternative accessibili in altri territori. In questo senso, l’attrazione attuale è spesso passiva e residuale, più legata a ciò che a Chianciano Terme costa meno che a ciò che offre di più.
Tuttavia, in questo contesto di lungo periodo, segnato da una capacità costante di attrarre popolazione ma da una debolezza strutturale dei percorsi di sviluppo, si colloca oggi la presenza dei migranti e dei richiedenti asilo ospitati in strutture alberghiere riconvertite in centri di accoglienza. Ancora una volta, Chianciano Terme si conferma come luogo di insediamento “funzionale”, capace di assorbire presenze grazie alla disponibilità di spazi e ai costi relativamente contenuti, più che per l’esistenza di un progetto territoriale definito.
Le presenze ufficialmente registrate si attestano intorno alle 250 unità, a cui si affianca una quota più difficile da quantificare di persone in condizione irregolare o temporanea, distribuite in modo diffuso sul territorio comunale e nelle aree circostanti. Al di là delle stime numeriche, ciò che emerge è la natura strutturale di questa presenza, che si inserisce in un sistema locale già segnato da fragilità economiche e sociali.
In assenza di reali o limitati percorsi di inserimento lavorativo e formativo, molti di questi nuovi residenti finiscono per rappresentare una forza lavoro potenziale per l’utilizzo in particolare nelle campagne della Valdichiana e nei territori limitrofi, dove persiste una domanda di manodopera poco tutelata. Anche in questo caso, non si tratta di una specificità esclusiva di Chianciano Terme, ma di una dinamica che qui trova condizioni favorevoli.
Questa nuova fase di accoglienza – oltre ai problemi di legalità e sicurezza – si innesta su un equilibrio sociale già attraversato da un conflitto mai del tutto risolto, spesso sintetizzato nella contrapposizione tra chi si percepisce come parte del “paese” inteso come centro storico e chi viene associato al sistema delle Terme, considerato responsabile della trasformazione e, secondo alcuni, dello svuotamento della comunità. I migranti e i richiedenti asilo finiscono così per essere collocati, simbolicamente, all’interno di una frattura preesistente, diventando oggetto di tensioni che non nascono con loro, ma che trovano nella loro presenza un nuovo terreno di manifestazione.
Anche i dati demografici più recenti mostrano come il saldo migratorio continui a compensare un saldo naturale negativo, mantenendo la popolazione attorno alla soglia dei 7.000 abitanti. Tuttavia, questa stabilità numerica non corrisponde a un rafforzamento strutturale del tessuto economico e sociale.
L’aumento dei residenti non si traduce automaticamente in maggiore vitalità urbana, innovazione o crescita del reddito locale. Al contrario, il rischio è quello di una stabilità solo apparente, sostenuta da flussi di popolazione che non trovano un reale percorso di integrazione economica e sociale, e che faticano a generare valore duraturo per la comunità.
Nel confronto con i comuni limitrofi della Valdichiana e della Val d’Orcia – come Montepulciano, Chiusi, Sarteano o Cetona – Chianciano Terme tuttavia continua a distinguersi per la sua capacità di mantenere i numeri demografici. Ma questa “anomalia positiva” riguarda esclusivamente la dimensione quantitativa.
La storia insomma suggerisce che Chianciano Terme non rappresenta tanto un modello di sviluppo riuscito, quanto un caso di studio utile per comprendere i limiti di una crescita basata sull’attrazione di popolazione senza un progetto economico e sociale coerente. Attrare persone, infatti, non è di per sé sufficiente: senza lavoro stabile, servizi qualificati e prospettive di lungo periodo, l’attrazione rischia di trasformarsi in immobilità o contraddizioni ingestibili.
Oggi Chianciano Terme non cresce grazie a ciò che produce, ma resiste grazie a ciò che costa. Questa differenza segna il passaggio da una fase storica di migrazione funzionale legata al lavoro a una fase di insediamento fragile, che pone interrogativi profondi sul futuro del territorio.
La sfida per Chianciano Termr non è attrarre abitanti, ma trasformare la presenza di nuovi residenti in un progetto condiviso di sviluppo, integrazione e rigenerazione sociale. Solo allora i numeri potranno tornare a raccontare una storia di crescita, e non soltanto di tenuta.
A ben vedere, questa sembra essere la vera sfida della città. E pare che l’Amministrazione attuale ne abbia assunto piena consapevolezza, cercando di tradurla in idee e, soprattutto, in progetti concreti. Anche il fermento di una parte della società lascia intendere una volontà di riscatto. Un’operazione complessa, che merita attenzione.


Saluti,


Valtubo

giovedì 7 maggio 2026

Il Mistero dell'Ex FIAT



Pubblico post inviatomi da un lettore del blog che ha scritto alcune riflessioni e informazioni su lavori fermi da tempo dell'ex Fiat:

E' ormai trascorso un anno da quando la FIAT in viale della Libertà è stata demolita.
Dopo l'abbattimento tutti i cittadini si aspettavano l'inizio di una nuova costruzione, se non immediatamente, almeno entro breve periodo.
Alle due televisioni locali il geom. Palazzi, incaricato dai compratori per la costruzione, presentò anche il masterplan di un supermercato a due piani con un grande parcheggio a disposizione dei clienti, affermando che i lavori sarebbero iniziati entro poco tempo, massimo qualche settimana.
Passano mesi e mesi niente.
Al sottoscritto il vecchio proprietario della Fiat dott. Renato Pianigiani ha detto che la società acquirente a suo tempo subordinò il pagamento dopo l'approvazione del progetto presentato al Comune di Chianciano Terme, lui è stato regolarmente pagato, perciò vuol dire che è tutto in regola.
Perchè i lavori non iniziano?
Una ragione può essere che i confinanti abbiano fatto una opposizione, cosa plausibile perchè ne sono stato casualmente testimone diretto, tuttavia un mio amico bene informato delle cose comunali mi ha detto che era vero, ma la cosa era superata.
Un'altra causa potrebbero essere i soliti intoppi burocratici.
Altro motivo che gli acquirenti abbiano deciso di rivolgere il proprio denaro in una destinazione in altra città.
Per ultima una opposizione di un altro supermercato presente in Chianciano.
Sarebbe cosa logica che l'Amministrazione Comunale informasse i cittadini del motivo in oggetto, perchè vedere quelle rovine proprio nel centro del paese non è piacevole né per gli abitanti, né per i pochi turisti.
Colgo l'occasione per suggerire al Sindaco e agli altri amministratori di prendere in considerazione di effettuare almeno due incontri annuali con i cittadini per informarli dell'andamento del Comune e dei progetti previsti.
Sarebbe un esempio di trasparenza e di informazione che gioverebbe anche alla loro immagine e al lavoro.

Mario Doricchi

(del 1945 dato che ho un omonimo)

Saluti,

Valtubo